sabato 22 dicembre 2012







Pubalgia




La pubalgià è una dolorosa problematica molto conosciuta in soprattutto tra gli sportivi e che coinvolge gli adduttori fino ad arrivare alla regione addominale.Pubalgia cosa èQuali sono i sintomi della pubalgia? Esistono cure per la pubalgia? La pubalgia, detta anche sindrome retto-adduttoria è rappresentata da una patologia dolorosa interessa la regione pubica, la pubalgia colpisce frequentemente soggetti sportivi ed è causata da una degenerazione dell’inserzione dei tendini dei muscoli adduttori e addominali, che si collegano all’osso del pube.



FATTORI SCATENANTI DELLA PUBALGIA:




I fattori che determinano la pubalgia sono i ripetuti microtraumi ed il sovraccarico funzionale continuo, caratteristico di alcuni gesti atletici, propri di determinati sport.
Ed anche alcune patologie rendono particolarmente vulnerabile il sistema muscolo-tendineo, diminuendo la resistenza meccanica, quindi anche sollecitazioni modeste sono in grado, nel tempo, di determinare una patologia tendinea cronica.
Parliamo di malattie del sistema metabolico, come il diabete, o le patologie reumatiche.
Più frequenti sono le cause meccaniche che alterano gli equilibri muscolari e tendinei, rendendo più suscettibili ai microtraumi le regioni inserzionali.

POSSIBILI CAUSE DELLA PUBALGIA

In particolar modo citiamo come cause anche le alterazioni della colonna dorsale e lombare, sia strutturali che posturali: le scoliosi, le iperlordosi e le rigidità determinano un disequilibrio tra i muscoli che prendono inserzione a livello del pube, favorendo l’insorgenza dellapubalgia.
Anche le malformazioni del ginocchio come il varismo, o la dismetria degli arti inferiori che crea uno slivellamento del bacino o le patologie dell’articolazione dell’anca sono responsabili di un’alterata meccanica muscolare.
Oltre questi fattori strutturali, si devono prendere in considerazione le lesioni che interessano articolazioni come la tibio-tarsica e il ginocchio, in seguito alle quali spesso si altera, anche per lunghi periodi di tempo, la dinamica del cammino e della corsa, con conseguente sovraccarico funzionale.

SINTOMI PUBALGIA

La sintomatologia più classica è rappresentata dal dolore in regione pubica, che varia la sua intensità da un semplice “fastidio” che compare in seguito alla sollecitazione estrema delle strutture tendinee, sino ad arrivare ad un’intensità tale da interferire con le attività quotidiane della persona, disturbando persino il sonno.
L’atleta spesso accusa la sintomatologia algica in seguito ad un allenamento intenso o una gara, altre volte il dolore è presente prima della prestazione e scompare in seguito al riscaldamento, per poi ripresentarsi più acuto con la persistenza del carico; nei casi più gravi impedisce la prestazione stessa.

DIAGNOSI PUBALGIA

Per effettuare una diagnosi corretta lo specialista dovrà escludere che vi siano altre patologie che abbiano una sintomatologia simile.
Gli esami strumentali generalmente utilizzati per confermare il sospetto diagnostico sono la radiografia del bacino, l’ecografia muscolo-tendinea e la risonanza magnetica.

TRATTAMENTO DELLA PUBALGIA

Il trattamento della sindrome retto-adduttoria non è semplice, spesso la sintomatologia cronicizza e l’esigenza di una ripresa rapida dell’attività sportiva non è compatibile con una completa guarigione.
La terapia sarà mirata principalmente a correggere le cause meccaniche : migliorare le posture, ridurre le eccessive dismetrie e correggere i carichi patologici con plantari su misura.
L’atleta colpito da pubalgia dovrebbe osservare un riposo assoluto solo per pochi giorni; in alcuni casi è utile l’assunzione di farmaci antinfiammatori; la crioterapia locale a intermittenza riduce la sintomatologia algica e migliora la compliance del paziente.
Il riposo dovrà quindi divenire "attivo": si prevede un’astensione temporanea dall’attività sportiva agonistica associata ad un adeguato programma riabilitativo mirato al recupero funzionale e la ripresa del gesto atletico. Nel nostro studio applichiamo tecniche per la risoluzione della pubalgia.

venerdì 21 dicembre 2012

SINDROME DI RAYNAUD



Sindrome di Raynaud


Nel nostro studio, come  trattiamo la sindrome di Raynaud con la fisioterapia, per info. contattarci.

venerdì 7 dicembre 2012


L'attività fisica



 Introduzione

Nella battaglia per il controllo del peso e per la salute in genere, si è dedicata molta attenzione al tipo e alla quantità di cibi e di bevande che si consumano, ma meno alla quantità di energia che si brucia con l’attività fisica. I due fattori sono tuttavia strettamente correlati. A differenza dei nostri antenati, normalmente non abbiamo bisogno di spendere molte energie per procurarci il cibo. Grazie al trasporto motorizzato, all’automazione e alle apparecchiature che permettono un risparmio di manodopera, i progressi tecnologici hanno determinato, per la maggior parte delle persone, una riduzione delle occasioni di dispendio energetico. È stato dimostrato che circa il 70% della popolazione dei Paesi occidentalizzati non ha un livello di attività sufficiente a mantenere uno stato di salute e un peso ottimale.

 Che cosa si intende per "attività fisica"?

Attività fisica, esercizio fisico, forma fisica sono tutti termini abitualmente utilizzati per riferirsi ad una vita attiva. In termini scientifici, tuttavia, queste definizioni hanno un significato leggermente diverso. Nella seguente tabella sono riportati i termini di uso corrente.

Attività
fisica
Comprende tutti i movimenti del corpo che comportano un dispendio energetico. Sono comprese le attività quotidiane come le faccende domestiche, la spesa, il lavoro.
Esercizio fisicoComprende i movimenti ripetitivi programmati e strutturati specificamente destinati al miglioramento della forma fisica e della salute.
SportAttività fisica che comporta situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole. In molti Paesi europei, il termine “sport” comprende anche vari tipi di attività ed esercizio fisico effettuati nel tempo libero.
Forma fisicaUna serie di attributi quali resistenza, mobilità e forza correlati alla capacità di praticare attività fisica.

Il termine “attività fisica” si riferisce a tutta l’energia che si brucia con il movimento. Si tratta principalmente delle attività di tutti i giorni che comportano il movimento del corpo, come camminare, andare in bicicletta, salire le scale, fare i lavori di casa e la spesa, molte delle quali rappresentano una componente secondaria della nostra routine. L’esercizio fisico, invece, è un tentativo programmato e intenzionale, almeno in parte, atto a migliorare la forma fisica e la salute. Può comprendere attività come camminare a ritmo sostenuto, andare in bicicletta, fare ginnastica aerobica ed anche gli hobby di natura attiva, come il giardinaggio e gli sport competitivi.
La forma fisica dipende principalmente dalla quantità di movimento che si fa, ma entrano in gioco anche fattori genetici. Bisogna però aggiungere che alcuni fortunati individui hanno una forma fisica e un’attitudine naturale ad eccellere in determinate attività. È una caratteristica che si manifesta in modo più evidente negli sport competitivi, come la corsa sulla lunga distanza o il sollevamento pesi, in cui gli atleti migliori hanno spesso un vantaggio genetico. Il punto importante da ricordare, tuttavia, è che le prove raccolte finora dimostrano una correlazione tra salute e pratica regolare di attività fisica (più che qualsiasi componente o dote fisica ereditaria). Questo significa che chiunque, naturalmente dotato dal punto di vista atletico o meno, può trarre benefici da una maggiore attività fisica.




 Quali sono i benefici dell’attività fisica?

I benefici dell’attività fisica sono numerosi, dalla riduzione del rischio di alcune malattie e stati patologici al miglioramento della salute mentale.

 Cardiopatie coronariche e ictus

La cardiopatia coronarica (CHD, dall’inglese Coronary Heart Desease) è la principale causa di mortalità in Europa. Uno stile di vita attivo ed un livello almeno moderatamente elevato di attività aerobica possono dimezzare le probabilità di contrarre una malattia cardiaca grave o addirittura di morire a causa di questa patologia. I benefici dell’esercizio fisico sulla salute del cuore si avvertono già con un livello moderato di attività, anche se i vantaggi maggiori si notano quando gli individui sedentari incominciano a fare un po’ di movimento. Camminare e andare in bicicletta regolarmente oppure svolgere quattro ore di attività ricreativa alla settimana sono tutte attività associate ad una riduzione del rischio di cardiopatia coronarica. È stato anche dimostrato che l’attività fisica favorisce la ripresa dopo una malattia cardiaca e che i programmi di riabilitazione cardiaca basata sulla ginnastica sono efficaci nella riduzione dell’incidenza della mortalità. Gli effetti dell’attività fisica sull’ictus sono meno chiari e i dati rilevati dagli studi non sono coerenti.

 Obesità e sovrappeso

Mantenere il peso forma è questione di apporto energetico e dispendio energetico. Quando, per un certo periodo di tempo, l’apporto di energia è superiore al dispendio, si sviluppano sovrappeso e obesità. Si ritiene che l’obesità sia una conseguenza diretta dei cambiamenti che hanno rivoluzionato il nostro ambiente, tra cui la crescente diffusione di apparecchiature automatizzate, del trasporto motorizzato e del tempo passato davanti al video (tv, giochi elettronici, Internet) e la maggior facilità di accesso ad alimenti ricchi di calorie ad un costo ridotto. Negli ultimi 20 anni, l’incidenza dell’obesità è triplicata e attualmente, nei Paesi europei, il 10-20% degli uomini e il 10-25% delle donne sono obesi (Indice massa corporea >30). Sono sempre di più le prove del fatto che una delle principali cause di questa tendenza sia la riduzione dei livelli di attività fisica.

Vari studi dimostrano i benefici di uno stile di vita attivo e sano nella prevenzione dell’obesità. In particolare, sembra che l’attività possa mettere al riparo dall’aumento di peso fisiologico della mezza età.

Nelle persone che sono già in sovrappeso o obese, l’esercizio fisico, abbinato ad una dieta a basso contenuto energetico (calorico), può favorire il calo di peso e migliorare la composizione corporea preservando il tessuto muscolare e incrementando la perdita di grasso. L’attività fisica è anche efficace nella riduzione dell’adiposità addominale, tipica della cosiddetta "forma a mela" (in cui il grasso si deposita intorno allo stomaco e al torace), che è maggiormente correlata ad un aumento del rischio di diabete e di cardiopatie coronariche. Le persone che fanno esercizio fisico con costanza hanno maggiori probabilità di mantenere l’eventuale perdita di peso nel lungo periodo.

Il principale vantaggio dell’attività fisica per i soggetti obesi è probabilmente l’effetto sul loro profilo di rischio sanitario. È stato dimostrato che, mantenendo l’attività e la forma fisica, gli obesi possono ridurre il rischio di malattie cardiache e diabete a livelli analoghi a quelli delle persone con un peso normale. Questo induce a pensare che il fatto di essere grassi non sia nocivo alla salute, a condizione di mantenersi in forma.

 Diabete

L’incidenza del diabete di tipo 2 ha registrato un rapido aumento. La tendenza è stata spesso attribuita all’incremento dell’obesità, ma molte prove dimostrano che anche l’inattività è un fattore di rischio.
Gli studi evidenziano, nei soggetti più attivi, una riduzione del 30-50% del rischio di sviluppare il diabete rispetto ai loro coetanei sedentari. È stato dimostrato che l’esercizio fisico ritarda, e forse evita, l’intolleranza al glucosio che si trasforma in diabete e presenta anche vantaggi per le persone a cui la malattia è già stata diagnosticata. Alcuni studi specifici hanno dimostrato che svolgere esercizio fisico, come camminare o andare in bicicletta, praticato tre volte alla settimana per 30-40 minuti, può determinare piccoli ma significativi miglioramenti nel controllo della glicemia (zucchero nel sangue) nei pazienti diabetici.

 Cancro

Apparentemente il movimento abbassa le probabilità di contrarre alcune forme di cancro e la miglior difesa sembra essere un’attività da moderata ad intensa. L’attività fisica, per esempio, riduce del 40-50% il rischio di sviluppare il cancro al colon o al retto. L’attività fisica potrebbe anche influire su altri tipi di cancro ma si stanno ancora raccogliendo evidenze in questo campo.

 Salute dei muscoli e delle ossa

Un’attività fisica regolare può esercitare un’azione benefica sui disturbi e sulle malattie che colpiscono i muscoli e le ossa (quali osteoartrite, dolori lombari e osteoporosi). Gli esercizi di allenamento rafforzano muscoli, tendini e legamenti e migliorano la densità delle ossa. I dati dimostrano che i programmi di attività fisica mirati al rafforzamento muscolare aiutano gli anziani a mantenere l’equilibrio, con una conseguente riduzione delle eventuali cadute.

L’esercizio fisico può anche essere efficace nella prevenzione dei dolori lombari e riduce la ricomparsa di problemi alla schiena. Non è chiaro, tuttavia, quale sia il tipo di esercizio più adatto per questo tipo di dolori. Non vi sono prove del ruolo dell’attività fisica nella prevenzione dell’osteoartrite, ma è dimostrato che camminare con regolarità riduce il dolore, la rigidità e la disabilità e migliora la robustezza, la mobilità e la qualità della vita in genere.

I programmi di allenamento (che prevedono l’abbinamento di pesistica ad un’attività fisica da moderata ad intensa) possono incrementare la densità di minerali nelle ossa e le dimensioni delle stesse negli adolescenti, contribuire a mantenere tali livelli negli adulti e rallentarne il declino nella terza età. Possono anche contribuire alla prevenzione dell’osteoporosi ma non possono migliorare questa patologia, una volta sviluppata.

 Salute mentale

Diversi studi specifici hanno dimostrato che l’attività fisica può ridurre la depressione clinica e può avere la stessa efficacia delle cure tradizionali, come la psicoterapia. L’attività fisica regolare, nell’arco di diversi anni, può anche ridurre il rischio di ricomparsa della depressione.

È stato inoltre dimostrato che il movimento migliora il benessere psicologico delle persone che non soffrono di disturbi mentali. Numerosi studi hanno documentato un miglioramento del benessere, dell’umore, delle emozioni e della percezione di se stessi in termini di aspetto fisico, apprezzamento del proprio corpo e autostima.

Inoltre, sia l’attività sporadica che i programmi di allenamento riducono l’ansia, migliorano la reazione allo stress e la qualità e la durata del sonno. È stato anche dimostrato che l’esercizio fisico migliora vari aspetti della funzionalità mentale quali la capacità di prendere decisioni, di pianificare e la memoria a breve termine.

L’attività fisica sembra essere particolarmente salutare nelle persone più anziane perché può contribuire a ridurre il rischio di demenza e dell’insorgere della patologia di Alzheimer.




 Quali sono i costi dell’inattività?

Il corpo umano è fatto per muoversi e lo stile di vita sedentario è stato messo in relazione con le malattie e la morte prematura. Uno studio effettuato su 44 ricerche ha rivelato che i soggetti che mantengono un ragionevole livello di attività, in particolare nella mezza età e nella terza età, hanno due volte più probabilità di evitare una morte precoce e di contrarre malattie gravi rispetto agli individui sedentari. Gli effetti benefici per la salute sono simili a quelli che si ottengono evitando di fumare e l’inattività è attualmente riconosciuta come fattore di rischio di malattia cardiaca.


 Quali sono i rischi associati all’attività fisica?

Non esistono azioni esenti da rischi e l’esercizio fisico non fa eccezione. Durante l’attività fisica intensa, per esempio, il rischio di morte cardiaca improvvisa si moltiplica per 5 nelle persone in forma e per 56 in quelle non allenate. Vi è anche un incremento del rischio di infortuni, in particolare ai piedi, alle caviglie e alle ginocchia, associati alla pratica di esercizi o sport particolarmente impegnativi. Infine, la stampa ha dedicato molta attenzione alla "dipendenza da sport" nella quale l’attività fisica diventa una sorta di “dipendenza”, a detrimento di altri aspetti della vita come il lavoro e i rapporti sociali. Benché sia stata identificata una sindrome da dipendenza da sport, si tratta di una patologia estremamente rara e generalmente associata ad altri problemi mentali come anoressia nervosa, nevrosi e disturbi ossessivo-compulsivi.

 Di quanta attività fisica abbiamo bisogno?

Per molti anni, i promotori dell’attività fisica e della salute pubblica hanno seguito linee guida di allenamento per migliorare la forma dal punto di vista cardiovascolare che prevedevano un esercizio piuttosto intenso, con un lavoro continuo dei grandi gruppi muscolari per almeno 20 minuti, a ritmo sostenuto (equivalente al 60-80% della frequenza cardiaca massima). Sfortunatamente, questo livello di esercizio fisico si è rivelato troppo difficile da perseguire per la maggioranza delle persone che rischiavano così di rimanere del tutto inattive.

Le più recenti raccomandazioni provenienti dagli USA e dal Regno Unito suggeriscono periodi regolari di attività con un moderato livello di intensità. Si ritiene che questo tipo di movimento, per esempio una camminata a passo sostenuto, sia praticabile per una percentuale molto più elevata della popolazione, poiché può essere ragionevolmente inserito nelle abitudini quotidiane e richiede un minor sforzo fisico. Una passeggiata di 20 minuti a ritmo veloce determina una differenza di 5 kg all’anno e, per la maggior parte delle persone, comporta un miglioramento della forma cardiovascolare e altri vantaggi fisici e mentali. Le attuali raccomandazioni consigliano di camminare di buon passo per 30 minuti, tutti, o quasi tutti, i giorni. In base alle prove raccolte, la stessa quantità di movimento suddivisa in due o tre periodi più brevi, potrebbe essere quasi altrettanto efficace e anche più gestibile nella quotidianità.

A seconda del tipo e dell’intensità, il movimento migliora fattori diversi della salute e della forma fisica. Per esempio, una tranquilla passeggiata all’ora di pranzo, pur non essendo abbastanza intensa per migliorare la circolazione, può rappresentare un salutare stacco dal lavoro, migliorare l’umore e ridurre lo stress, contribuendo anche al controllo del peso. Per chi non ama l’esercizio fisico programmato o non riesce a praticarlo, può essere altrettanto utile evitare o ridurre le attività sedentarie, come guardare la televisione. Per ottenere i massimi benefici per tutte le parti del corpo, sono però anche necessari esercizi specifici di rafforzamento e stiramento, particolarmente importanti per gli anziani.

Il consiglio di fare movimento con moderazione non annulla naturalmente la validità degli ulteriori benefici che un’attività fisica più intensa può portare, in particolare in termini di miglioramento della salute cardiaca e del metabolismo del glucosio.

Le raccomandazioni del “Quebec Consensus Statement on Physical Activity, Health and Well-Being” forniscono utili linee guida su questo argomento.

L’attività fisica deve:

  • interessare grandi gruppi muscolari
  • imporre un impegno fisico superiore alla norma
  • comportare un dispendio energetico totale di almeno 700 kcal alla settimana
  • essere effettuata con regolarità e possibilmente ogni giorno

In pratica, nella maggior parte degli adulti, un esercizio regolare a ritmo sostenuto, per esempio camminare velocemente per 20-30 minuti, è sufficiente a soddisfare tali requisiti.

Per ottimizzare i benefici per la salute, l’attività fisica deve:

  • comprendere periodi di attività intensa
  • includere attività fisiche diverse
  • allenare la maggior parte dei muscoli del corpo, compresi tronco e parte superiore del corpo
  • bruciare fino a 2.000 kcal alla settimana
  • essere praticata per tutta la vita
  •  Conclusioni
Diventando più attivi, si riduce il rischio di morte precoce per malattie cardiache, di contrarre alcune forme di cancro e il diabete, si tiene sotto controllo il peso con maggior efficacia, si aumenta la resistenza al lavoro fisico e si migliora la salute dei muscoli e delle ossa. Vi sono anche buone probabilità di migliorare il benessere psicofisico e la qualità della vita. In base alle prove che si stanno raccogliendo, non solo l’attività fisica regolare “aggiunge anni alla nostra vita”, ma “aggiunge vita ai nostri anni”.


sabato 21 luglio 2012


L'impingement di spalla

La sindrome da impingement o sindrome da conflitto sub acromiale
L’articolazione della spalla è, composto da omero scapola e clavicola e si raccorda in due articolazioni fondamentali: la gleno-omerale e l'acromion-claveare.
La cuffia dei rotatori è un gruppo muscolare formato da quattro muscoli: il sovraspinato il sottospinato, il piccolo rotondo ed il sottoscapolare. Quando tali muscoli si contraggono determinano l’innalzamento, la rotazione interna o quella esterna del braccio. Il tendine superiore della cuffia dei rotatori, cioè il tendine del muscolo sovraspinato, passa al di sotto dell'osso che svolge rappresenta il “tetto”dell'articolazione della spalla, ossia l'acromion



In alcuni soggetti lo spazio tra la superficie inferiore dell'acromion e la testa dell'omero, detto spazio sub-acromiale, risulta essere piuttosto esiguo. I tendini della cuffia dei rotatori e l'annessa borsa ( la borsa sub-acromio-deltoidea, detta anche borsa SAD,un cuscinetto che funge da ammortizzatore tra i tendini ed il sovrastante l'acromion), vengono letteralmente compressi da un movimento “ a schiaccianoci” nei movimenti di abduzione ed elevazione del braccio, dando vita alla cosiddetta sindrome da impingement o sindrome da conflitto sub acromiale. Inoltre, talvolta si presentano delle conformazioni dell’acromion particolarmente prominenti che favoriscono questo meccanismo di conflitto. Questo meccanismo provoca una situazione d’infiammazione cronica dei tendini della cuffia dei rotatori, in particolar modo del sovraspinato, che possono andare incontro a lesioni da usura, anche totali, in prossimità della loro inserzione sulla testa omerale.
La sindrome da conflitto è caratterizzata da importante sintomatologia algica diurna e notturna ed impotenza funzionale. Ne sono colpiti non solamente gli individui anziani, per un fenomeno di degenerazione della cuffia dei rotatori legato all’età, ma anche soggetti giovani praticanti attività sportiva che comportino l’esecuzione sistematica di gesti di elevazione e rotazione del braccio, come i pallavolisti, i tennisti od i nuotatori.
La diagnosi di lesione della cuffia dei rotatori necessita di un accurata valutazione clinica corroborata da un esame di imaging (risonanza magnetica od ecografia). L’esame clinico si basa essenzialmente su di alcuni test specifici che evocano il conflitto meccanico esistente tra i tendini della cuffia e l’acromion della scapola Generalmente la risonanza magnetica o l’ecografia forniscono la prova definitiva dello stato patologico in cui versano dei tendini della cuffia.
Il primo approccio di una sindrome da conflitto è di tipo conservativo e tende a ristabilire un sufficiente spazio sub acromiale contestualmente al rinforzo dei muscoli della cuffia. In caso di fallimento del piano conservativo, occorre prendere in considerazione una possibile risoluzione di tipo chirurgico. L’approccio chirurgico prevede, nel caso di un acromion ispessito o una protuberanza ossea sull'estremità dell'acromion che determina conflitto, una rimozione mediante tecnica chirurgica artroscopica. Nel caso in cui sussista anche una rottura dei tendini della cuffia occorrerà procedere ad una sua ricostruzione. Qualora sia necessario riparare chirurgicamente la cuffia si rende necessaria, in alcuni casi, un’incisione di cinque centimetri subito al di sopra del tendine rotto che era stato precedentemente individuato artroscopicamente.
Dopo interventi di minima la spalla deve essere tenuta a riposo tramite un semplice sistema di sospensione di tipo “sling”. Se invece l’intervento ha dovuto riparare una rottura totale della cuffia dei rotatori, la spalla deve esser totalmente immobilizzata tramite un apposito sospensore, che comunque consente di mobilizzare il gomito, il polso e la mano, pur mantenendo il braccio in una posizione che facilita una buona circolazione e riduce lo stress a livello dei tessuti riparati.
In funzione della tecnica chirurgica utilizzata il programma riabilitativo prevedrà una fase iniziale di massima protezione per consentire la cicatrizzazione dei tessuti riparati, a cui faranno seguito un secondo periodo di mobilizzazione passiva ed un terzo periodo finale basato sulla mobilizzazione attiva ed il rinforzo muscolare. Nei quadri di minore severità il piano riabilitativo ha una durata di due o tre mesi, mentre nei casi di ricostruzione di una rottura massiva della cuffia possono rendersi necessari anche sei mesi. Il successo finale dipende molto dalla determinazione e dalla capacità del paziente nel seguire con la massima compliance suo programma riabilitativo.

venerdì 13 luglio 2012


ERNIA DEL DISCO CERVICALE
L’ernia del disco cervicale è molto meno comune dall’ernia del disco lombare per due ragioni:
 C’è molto meno materiale discale nel tratto cervicale
 Ci sono sostanzialmente meno vettori forza lungo il tratto cervicale
La maggior parte delle ernie del disco cervicale spingeranno in fuori lateralmente nel canale spinale urtando così la radice del nervo esistente al livello inferiore. (ad es. C6 tra C5-C6)


Se lo spazio della radice del nervo (forame) è già compromesso a causa del collasso dello spazio del disco associato o a causa di un becco dell’osso (osteofito), tutto ciò può causare irritazione alla radice del nervo, radiculopatia (dolore del braccio). Se il forame non è eccessivamente compromesso, la radiculopatia può essere risolta in maniera eccellente con dei


Il disco (o disco intervertebrale) è una struttura che si trova tra i corpi della colonna vertebrale dal collo all’osso sacro. Il disco serve come un cuscino e aiuta il movimento del rachide. Un unico disco e i due corpi vertebrali non hanno molta capacità di movimento, comunque, messi insiemi per tutta la lunghezza della colonna vertebrale, l’ammonto di movimento fornito è notevole. Ogni disco è composto di due parti, il nucleo polposo (la parte centrale) e l’annulus fibrosis che forma un anello intorno al nucleo polposo e anche si attacca sopra e sotto i corpi vertebrali.
Diversi problemi con i dischi intervertebrali del collo (dischi cervicali) possono causare diversi sintomi nei pazienti. I due problemi più comunemente visti sono le ernie del disco (protrusioni anormali di una porzione del materiale di disco) e la degenerazione del disco (cambiamenti nel disco dovuto all’anzianità e/o traumi). Ci sono vari corpi vertebrali nel tratto cervicale. I due primi sono abbastanza particolari, mentre i rimanenti sono più simili l’uno all’altro. I livelli più comuni dove avvengono i problemi nel tratto cervicale sono, in ordine di discendenza: C6-C7 (C si riferisce a cervicale e la cifra al numero di corpo vertebrale a partire dall’alto), C5-C6, C7-T1 (qui la T si riferisce alla spina toracica, la parte alla quale le coste si attaccano), C4-C5 e molto raramente C3-C4. La pressione sulla radice del nervo viene definita come radiculopatia cervicale.
Le ernie del disco cervicali possono spingere sul midollo spinale e causare un problema chiamato mielopatia cervicale. Questo gruppo di sintomi differisce dai sintomi causati dalla pressione sulle radici del nervo. In genere, la mielopatia cervicale è un problema più urgente della radiculopatia cervicale.


Il sintomo più comune dell’ernia del disco cervicale è il dolore del collo che s’irradia giù verso il braccio in vari distretti. Il distretto specifico del dolore nel braccio dipende da quale disco è stato coinvolto. Può anche essere associato a parestesia (sensazione di spilli e aghi) e in alcuni casi la debolezza di qualche muscolo del braccio. I pazienti scoprono che girare la testa dal lato opposto del dolore aiuta. L’estendere la testa fa sì che il dolore peggiori, così evitano di guardare in su. Il piegare la testa in giù usualmente da’ qualche sollievo. La maggior parte dei sintomi dell’ernia del disco sono relazionati alla pressione su una radice specifica del nervo. Raramente, ernie del discograndi possono causare pressione sul midollo spinale; questo può diventare un problema chiamato mielopatia cervicale che, a sua volta, può causare tra l’altro la spasticità, che si presenta come problema nel deambulare.


domenica 10 giugno 2012

TERAPIA MANUALE DORSO LOMBARE, OSTEOPATIA





AGGIORNAMENTO 9-10 GIUGNO 2012, PRESSO SALA CONGRESSI HOTEL MAJESTY- BARI







sabato 26 maggio 2012


LA COCCIGODINIA


Il dolore nella zona del coccige è chiamato coccigodinia. La coccigodinia può essere un sintomo (dolore e bruciore) che può variare tra le persone e che può variare con il tempo. Il dolore al coccige descrive un insieme di sintomi (dolore indotto o aggravato dalla posizione seduta), pertanto il sintomo è costituito da una serie di condizioni che possono avere eziopatologie diverse e che richiedono, trattamenti manuali diversi. La coccigodinia può essere conseguenza di traumi, nel 60 – 70 per cento è la caduta sulle natiche, l’instabilità del coccige o lussazione è la causa più frequente di coccigodinia, il coccige si può lussare o diventare ipermobile. In particolare quando il paziente è in posizione seduta, il coccige, tende a curvare più in alto del normale, oppure l’articolazione può sublussare, scivolando indietro. Lo slittamento del coccige trascina e lacera i tessuti circostanti, e causa dolore e infiammazione. A volte, il dolore coccigeo, può dipendere da squilibri della colonna vertebrale, come una patologia lombosacrale, da sforzi ripetuti (negli sportivi) o da interventi chirurgici, e può essere la conseguenza di un’infezione anorettale o di un tumore. In letteratura sono descritti dolori al coccige dovuti a cause psichiche, che rientrano nelle coccigodinie essenziali, più frequenti nella donna, infine, può avere una causa sconosciuta in circa un terzo dei casi. Nel caso di un disallineamento del coccige, è possibile che il sintomo sia causato da una “cattiva” posizione del coccige tra i muscoli del pavimento pelvico, cosi come una rigidità può comportare un danneggiamento dei tessuti circostanti, spesso la disfunzione del coccige in avanti è fonte di dolore. Il dolore è circa 5 volte più frequente nelle donne che negli uomini, forse perchè nella pelvi della donna il coccige è maggiormente esposto. Il paziente può riferire dolore intestinale e nei rapporti sessuali. In alcuni casi il dolore al coccige può essere causato da una sporgenza ossea (spigolo) sul coccige, solitamente la sporgenza è invisibile alle normali radiografie, spesso la diagnosi è costituita dalla RM (verticale) e dall’esame clinico. La sporgenza ossea è posta posteriormente sulla punta del coccige e può essere facilmente palpabile attraverso la pelle e in particolare nei soggetti magri. 

Uno dei fattori che predispongono alla coccigodinia, oltre all’evento traumatico, possiamo ricercarli tra le disfunzioni muscolari dell’insieme perineale del piccolo bacino, e da patologie muscolari relativamente frequenti, come la Sindrome del grande gluteo e la Sindrome del piriforme.



Bacino

Diagnosi
La diagnosi di coccigodinia è costituita dall’es
ame clinico e radiologico, radiologicamente può essere presente una dislocazione dell’osso superiore al 25 per cento e flessione maggiore di venticinque gradi (angolo intercoccigeo), quest’alterazione è più evidente se la radiografia è effettuata in posizione seduta. La diagnosi nei soggetti giovani può giovare di un’ecografia anche per escludere altre cause, come una cisti ossea sacro-coccigea. 

Il pavimento pelvico
Nel trattamento della coccigodinia è fondamentale l’esame rettale dei muscoli e del sistema fasciale che costituiscono il pavimento pelvico per localizzare un gruppo muscolare teso o punti trigger miofasciali. Ildiaframma pelvico è rappresentato da una lamina muscolare, incompleta nell
a porzione mediana, la quale chiude parzialmente in basso il piccolo bacino inserendosi in vicinanza dello stretto inferiore. Appare come una cupola rovesciata presentando una faccia superiore concava e una faccia inferiore convessa. E’ costituito dai muscoli ischio coccigei e dai muscoli elevatori dell’ano e dalle relative fasce. Il muscolo elevatore dell’ano, rappresenta la porzione principale del diaframma pelvico, esso ha una lunga origine laterale che si estende dalla superficie interna del pube, fino alla spina ischiatica. Il diaframma pelvico è rivestito nella sua faccia superiore dalla fascia superiore del diaframma pelvico, dipendente dalla fascia pelvica parietale ed ha rapporto con gli organi del piccolo bacino, i quali trovano in tale muscolo un valido sostegno. Anche nella faccia inferiore esso è rivestito da una fascia connettivale, la fascia inferiore del diaframma pelvico. Tra quest’ultima e la parete laterale della piccola pelvi, occupata dal muscolo otturatore interno, rimane bilateralmente uno spazio a sezione frontale di forma triangolare, detta fossa ischio rettale. In avanti, questo spazio si spinge tra l’elevatore dell’ano e il trigono urogenitale, formando un recesso anteriore o pubico che si riduce progressivamente, sino a terminare in zona pubica. Posteriormente, la fossa ischio rettale continua nello spazio compreso tra l’elevatore dell’ano e il muscolo grande gluteo. Nella parete laterale della fossa ischio rettale, decorrono il nervo e i vasi sanguigni. L’innervazione è garantita dal plesso pudendo, il diaframma, contraendosi, solleva il pavimento pelvico e agisce come costrittore del retto. Il diaframma pelvico forma una sorta di amaca che dà sostegno ai visceri del piccolo bacino, consente il passaggio dell’uretra, della vagina e del canale anale. Esiste una relazione funzionale tra il diaframma pelvico e il diaframma urogenitale attraverso le diverse strutture miofasciali situate nella cavità pelvica inferiore.


Trattamento 

Il trattamento manuale di questa zona pelvica consiste nel trovare dei trigger points delle strutture miofasciali e in particolare del muscolo elevatore dell’ano o dei muscoli coccigei. Il trattamento dei punti trigger include un rilasciamento mio fasciale, un’inibizione e siderazione muscolare attraverso un trattamento manuale. La Sindrome del grande gluteo è dovuta a uno spasmo o a una tensione di questo muscolo che può tirare sul coccige e causare dolore, il dolore può avvenire durante i passaggi posturali dalla posizione seduta alla posizione eretta. La diagnosi avviene attraverso un esame clinico e manuale che permetterà di localizzare lo spasmo muscolare e l’ipomobilità dell’articolazione lombosacrale dallo s
tesso lato del dolore. Il trattamento manuale è mirato al recupero della mobilità articolare del segmento vertebrale lombare e dell’articolazione sacroiliaca, e da un trattamento posturale globale. LaSindrome del piriforme può causare dolore lombosacrale, irradiazione in zona inguinale, nel perineo, nelle natiche e nell’anca. La diagnosi della Sindrome del piriforme avviene attraverso un esame palpatorio dell’aponeurosi del muscolo piramidale e con  test muscolari e di allungamento. Il trattamento manuale prevede un lavoro d’inibizione muscolare con dei pompages. La lussazione del coccige, oltre a creare una sintomatologia in zona lombosacrale e del piccolo bacino, può condizionare negativamente il funzionamento del sistema cranio sacrale e può essere la causa di una serie di sintomi e disfunzioni del sistema nervoso autonomo. La lussazione traumatica del coccige può rappresentare una causa di squilibri neurovegetativi della zona pelvica, visti gli importanti rapporti con gli organi viscerali circostanti (retto, prostata, vescica, Fondo di Douglas nella donna), alterare l’equilibrio fisiologico del canale durale che può trasmettersi su altre strutture della dura madre e interessare addirittura le membrane intracraniche. La tensione della dura può raggiungere  la membrana cerebellare e generare una cefalea di tipo occipitale, esiste una relazione di causa ed effetto tra la disfunzione somatica del coccige e il sintomo cefalgico. Iltrattamento manuale e osteopatico della coccigodinia deve considerare il sintomo algico in un ambito globale e mai analitico, cosi come può prevedere, da caso a caso, una tecnica osteopatica anorettale diretta, che spesso produce ottimi risultati con un meccanismo di azione legato all’interruzione di un arco doloroso riflesso a livello locale. La manovra, se è il caso, può essere ripetuta altre due o tre volte a distanza di qualche giorno. L’efficacia della manipolazione diretta del coccige è dovuta a un rilasciamento della contrattura dei muscoli elevatori, che sono considerati un elemento importante della coccigodinia. Inoltre questa manipolazione del coccige agisce secondariamente sull’articolazione sacroiliaca, che gioca un ruolo fondamentale in questa patologia.











venerdì 25 maggio 2012



RIABILITAZIONE DEL GINOCCHIO DOPO RICOSTRUZIONE DEL LEGAMENTO
CROCIATO ANTERIORE (LCA)



PROTOCOLLI DI RIABILITAZIONE POST-CHIRURGICA DOPO RICOSTRUZIONE 

CONSULTARE IL NOSTRO STUDIO PER LA TERAPIA

martedì 15 maggio 2012


Cura delle patologie della spalla




La spalla , le sue patologie e la fisioterapia


La spalla è una delle articolazioni periferiche più comunemente trattate nella fisioterapia.
In particolare il complesso articolare “scapolo – omerale” ha numerose ed importanti variabili legate alla funzionalità, alla stabilità ed all’attività motoria che costituiscono un equilibrio molto sottile e facilmente modificabile.
Per farsi un’idea, la spalla in un individuo normale può muoversi in più di 16.000 posizioni ad un grado di differenza l’una dall’altra.
L’infortunio più comune della spalla che si presenta alla nostra osservazione e che può essere curato in fisioterapia con un  trattamento conservativo, ossia orientato ad evitare l’intervento chirurgico, è quello della lesione della cuffia dei rotatori per lacerazione e/o usura dei tendini omerali deputati ai movimenti rotatori dell’omero sulla scapola.
A questa patologia, molto frequente, si associa anche la tendinite del bicipite omerale che concorre anch’esso alla stabilità ed ai movimenti sopra descritti.
Il paziente in fisioterapia chiede spesso il motivo per cui si infiammano e si usurano questi tendini. Nella maggior parte dei casi si arriva a questa patologia a causa di microtraumi ripetuti, ossia stress di movimenti di percussione, vibrazione, schiacciamento, allungamento, etc che creano ai tessuti dei tendini un abuso cronico che non permette al processo di guarigione naturale di svolgere correttamente il suo compito.
Si avvia così il processo di degenerazione ed infiammazione successiva dei tendini che ricoprono la testa dell’omero, grazie anche al loro intrappolamento nello “spazio sub-acromiale” ossia quel piccolo tunnel dove scorrono i tendini rotatori della spalla.
Il paziente affetto dalla tendinite della spalla , detta in termine tecnico “sindrome da impingment sub-acromiale” riferisce un gran dolore ad ogni movimento al di sopra della testa (apertura, elevazione, estensione, rotazioni, etc.), non riesce a portare pesi, si sveglia nel cuore della notte e non si addormenta più, dice di sentire bruciori e “pizzicate” fastidiose.
Anche la forza è notevolmente ridotta e carente e si può arrivare anche alla completa impotenza funzionale cioè all’assoluta incapacità a svolgere i movimenti più semplici della vita quotidiana come ad esempio guidare la macchina, fare faccende di casa, svolgere attività lavorative anche semplici.
La “sindrome da impingment sub-acromiale” o sindrome da conflitto traumatico dei tendini della spalla, causa forte dolore soprattutto a causa dello schiacciamento e/o sfibramento del tendine del sovraspinoso, un’unità muscolo-tendinea assai importante per eseguire correttamente i movimenti di apertura, elevazione e rotazione esterna della spalla.
Il processo degenerativo ed infiammatorio instaurato inevitabilmente costringe il paziente ad assumere farmaci antinfiammatori (fans) ed antidolorifici ed in seguito a rivolgersi ad un medico ortopedico specializzato.
Si giunge così al trattamento conservativo in fisioterapia che tende a ripristinare i normali valori funzionali dell’articolazione della spalla infortunata. Il fisioterapista tra i suoi numerosi rimedi e strumenti a disposizione si avvale di terapia fisica ad alta intensità quale il laser ad alta potenza (yag) oppure al trattamento energetico capacitivo e resistivo (tecarterapia) fino alle cure più tradizionali quali la ionoforesi e gli ultrasuoni.
Importante e risolutivo a volte è il trattamento con l’ipertermia, energia erogata e mirata sui tessuti molli interessati che porta la temperatura locale ad innalzarsi e ad accelerare così il circolo sanguigno con l’attivazione dei conseguenti processi antinfiammatori che riparano e guariscono.
Tutto ciò però non è sufficiente al totale ripristino fisico della patologia tendinea infatti la fase successiva è fondamentale e deve essere seguita attentamente e con costanza, si tratta della chinesiterapia guidata e assistita effettuata in fisioterapia con l’ausilio di elastici, pesi a bassa consistenza, attrezzi quali bastoni, maniglie etc.
Questa pratica fisioterapica aiuta i gruppi muscolari, soprattutto gli stabilizzatori della spalla, a “rinforzarsi” dalla debolezza presente ed anche a ritrovare la loro elasticità e potenza.
Questi esercizi all’apparenza semplici e banali, se eseguiti nella velocità, nella quantità o nell’intensità sbagliate possono non solo non donare il loro effetto benefico e terapeutico ma anche aumentare notevolmente dolore e infiammazione già presenti.
In fisioterapia, questi semplici esercizi ripetuti e dosati in poco tempo ridonano all’articolazione efficienza, scioltezza e destrezza per tutti i movimenti complessi da svolgere nella propria vita e nello sport.
Una volta tornati in salute ed in forma per l’armonia ed il benessere del proprio corpo, è saggio che il soggetto interessato si faccia lasciare dal proprio fisioterapista una scheda personale di allenamento da fare periodicamente e di grande importanza per la prevenzione contro nuovi problemi.

venerdì 11 maggio 2012


Cura della spina calcaneare






spina calcaneareSpina Calcaneare La Spina o Sperone calcaneare è una neoformazione ossea benigna situata nella zona inferiore del tallone.
Questa formazione ossea ha la punta rivolta verso le dita, e si trova generalmente nella parte infero-mediale del calcagno, il dolore che si avverte è di tipo puntiforme.
È causata dall'infiammazione dell'inserzione della fascia plantare sul tallone con conseguente deposito di sali di calcio.
A lungo termine questo accumulo di sali di ossidato di calcio a livello del tallone porta alla formazione della Spina calcaneare.
Durante la giornata i pazienti soffrono di più al mattino scendendo dal letto, dopo essere stati seduti per molto tempo oppure la sera dopo aver camminato molto o essere stati molto in piedi. Il dolore viene avvertito come una fitta molto intensa che obbliga a zoppicare, ma in circa mezz'ora sparisce, per ripresentarsi alla fine giornata.
Va sottolineato che alcuni soggetti hanno la spina calcaneare, ma sono asintomatici cioè non avvertono dolore, si stima una percentuale intorno al 30%. Come terapia primaria è consigliabile il riposo. Per eliminare il dolore inoltre è consigliabile effettuare un ciclo di terapia fisica  o di Ultrasuoni oltre ad esercizi di stretching.

Quella delle onde d'urto è una metodica non invasiva, estremamente efficace per il trattamento di molte patologie tra cui quello della spina calcaneare che non rompono lo sperone, ma causano neoangiogenesi (formazione di nuovi vasi sanguigni all'interno di un tessuto) e microemorragie che migliorano molto o risolvono del tutto la situazione.
La terapia con onde d'urto può risolvere l'infiammazione e quindi la sintomatologia dolorosa. Eventuali vizi di appoggio del piede che possono essere causa dell'infiammazione vanno corretti con plantari.
L'intervento chirurgico di asportazione della spina calcaneare è l'ultima soluzione sia per i rischi che per le scarse possibilità di guarigione. La soluzione chirurgica infatti, di questi casi, spesso non da risultati soddisfacenti al contrario della terapia fisica che migliorano di molto la sintomatologia.

giovedì 10 maggio 2012


Cura dell'ernia del disco





L'Ernia del disco

ernia-disco
Tra una vertebra e l’altra della colonna vi è il cosiddetto disco intervertebrale, una sorta di ammortizzatore.
Questo cuscinetto è costituito da una parte esterna, a forma di anello fibroso, detta “anulus” e da una parte interna, di consistenza molle, costituita per il 90% di acqua, detta “nucleo polposo” che ha la funzione di distribuire a tutto il disco le forze che lo sollecitano.
L’ernia del disco è la fuoriuscita del nucleo polposo dall’anello che si può lacerare, solitamente a livello degli ultimi tre anelli lombari. Per ernia del disco s’intende quindi la migrazione del nucleo polposo attraverso le fibre dell’anulus.
La migrazione del nucleo polposo comporta sia una compressione meccanica delle strutture nervose sia una reazione infiammatoria.
L’ernia discale può verificarsi in qualunque tratto della colonna vertebrale, ma la sua frequenza è nettamente prevalente nel tratto lombare, seguita dal tratto cervicale, mentre è rara l’ernia dorsale. L’ernia lombare è la più comune è ed quella a cui faremo riferimento.
Ernia del disco e protrusione, differenze?

Tra protrusione ed ernia discale c’è una leggera differenza. Entrambe sono classificate come un'alterazione del disco intervertebrale, in cui il disco perde la sua consistenza originaria e le sue capacità di ammortizzare i carichi delle vertebre.
Nella protrusione però il disco si deforma, il nucleo polposo protrude, cioè deborda e invade lo spazio circostante ma le fibre dell’anulus, l’anello fibroso che circonda il nucleo polposo, rimangono integre. Nell’ernia, invece, c’è una rottura di queste fibre, che può essere quasi completa e si parla di ernia contenuta, o completa e si parla di ernia espulsa. Nell’ernia la rottura di queste fibre fa sì che il nucleo polposo entri nel canale midollare. Una protrusione importante può essere definita come l'anticamera dell'ernia del disco.            
Perché si forma l’ernia del disco?

I motivi principali dell’erniazione sono o microtraumi ripetuti, dovuti a lavori fisicamente impegnativi compiuti male ma anche a posizioni sbagliate in un fisico predisposto, o ad uno sforzo eccessivo, per esempio durante l’attività lavorativa o nello sport. In questi casi si parla di ernia traumatica, più frequente nelle persone giovani.
Un’altra causa è quella degenerativa, legata cioè all’età: si tratta dell’artrosi lombare, che colpisce le persone dopo i 50-55 anni. Non esiste però un’età considerata a rischio.
Quali sono i fattori di rischio di ernia del disco lombare?
Sono considerati fattori di rischio le occupazioni sedentarie e l'inattività fisica, il sovrappeso, l'alta statura, la guida di veicoli a motore prolungata e costante, le vibrazioni, i lavori a elevato impegno fisico, soprattutto se comportano abitualmente il sollevamento manuale di carichi, e le gravidanze.
Come si fa la diagnosi dell’ernia discale lombare? Quali sono i sintomi?

La diagnosi dell’ernia è sia strumentale sia clinica, cioè tramite l’esame obiettivo e test clinici di coinvolgimento radicolare.
Considerando l'alta frequenza di ernie del disco asintomatiche e la possibile regressione di ernie sintomatiche, è raccomandabile attendere almeno 4-6 settimane dall'insorgenza dei sintomi, i principali dei quali sono dolore lombare, radicolopatia e limitazione funzionale, prima di effettuare gli esami di diagnostica per immagini.
La sintomatologia dell'ernia del disco lombare inizia in genere con il cosiddetto "colpo della strega", con dolore (lombalgia acuta) accompagnato da sciatalgia, compressione del nervo sciatico da parte dell’ernia e irradiazione del dolore alla gamba.
Nella maggior parte dei casi si ha la guarigione spontanea. Nei casi di deficit neurologici, con perdita di forza o di sensibilità, diminuzione del trofismo e difficoltà a stare fermi a lungo in piedi si ricorre poi all'intervento chirurgico (discectomia).
Nei casi in cui i sintomi non regrediscono, e prima dell’intervento chirurgico è opportuno fare una Tac e una Risonanza Magnetica.
Qual è il trattamento nei casi di diagnosi di ernia? Conservativo o Chirurgico?

L’intervento chirurgico di rimozione dell’ernia è riservato a quei malati nei quali il dolore e l’invalidita’ che compromettono le nomali attivita’ della vita quotidiana  persistono per   due o più mesi dall'inizio dei sintomi.
La sintomatologia associata all’ernia, infatti, regredisce di frequente con i trattamenti conservativi.
Il primo approccio è il trattamento è farmacologico. In questa prima fase il medico può prescrivere antinfiammatori e/o antidolorifici.
Se lo specialista lo ritiene opportuno, può anche prescrivere cortisonici per via iniettiva intramuscolare che agiscono rapidamente, calmando sia il dolore che l’infiammazione.
E’ opportuno anche un moderato riposo ma si è visto in questi ultimi anni che si deve evitare di mettersi completamente a letto: si devono alternare momenti di riposo al movimento, evitando le posizioni che fanno aumentare il dolore e che caricano la schiena. In particolare spesso la posizione che fa più male è quella seduta.
Poi si possono trovare validi aiuti nelle mani di un fisioterapista esperto. Alla terapia farmacologica fa seguito quindi un trattamento fisioterapico e/o osteopatico.
In cosa consiste il trattamento non chirurgico? Quali tecniche di rieducazione adottare?

E’ possibile utilizzare delle tecniche di terapia manuale per mobilizzare la colonna favorendo un maggior spazio per il transito della radice nervosa.
Una delle tecniche più usate per il trattamento del dolore che si irradia lungo gli arti è costituita dalla rieducazione posturale che consiste in una serie di esercizi abbastanza semplici messi a punto da una terapista di origine francese (F. Mézierès ) e dai suoi allievi (Souchard ), metodiche  che cercano di ridurre la pressione del disco sul nervo spingendo la parte di disco che comprime nella sua posizione normale, oppure allungando le catene muscolari che imprigionano e fissano la sintomatologia.

Nelle cure fisioterapiche strumentali  associata al massaggio decontratturante.
Per ridurre la pressione sulla radice del nervo si possono effettuare manipolazioni della colonna e trazioni manuali con un osteopata, seguire un programma di esercizi per rinforzare i muscoli addominali e para-vertebrali, così da dare maggiore solidità alla colonna e ridurre le sollecitazioni meccaniche sulla radice, fare un ciclo di massoterapia,e’ indicato il riposo a letto alternato dalla ripresa dell'attività fisica con delle passeggiate quotidiane ed eseguire dei semplici esercizi di scarico e relax come ad esempio : rimanere in una posizione sdraiata a pancia in su’ con le anche e le ginocchia piegate  spesso aiuta, perche’ rilassa la colonna lombare.

Vi è forte prova che un programma intensivo di esercizi, effettuato come trattamento conservativo per il trattamento dell'ernia del disco lombare, iniziato ed eseguito per circa  6-8 settimane , faciliti il recupero funzionale e il rientro al lavoro, senza incrementare il rischio di intervento chirurgico.
Nel caso invece di un primo intervento chirurgico è infine fondamentale sapere che il rischio di recidiva è molto alto per i due anni successivi, specie per i soggetti giovani. La convalescenza dura due anni circa: in questo periodo è fondamentale fare la prevenzione.